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sabato 7 dicembre 2013

Il successo della doppia V: Wiener Werkstatte e Werkbund

Arriviamo agli inizi del ‘900 e per quanto riguarda la nascita del Design la Germania si impone come paese leader.

Molte aziende tedesche si distinsero in quel periodo per il passaggio dall'artigianato all'industria facendo diventare la Germania uno dei Paesi più industrializzati al mondo.

L’azienda simbolo dei primissimi anni del Novecento è sicuramente la Wiener Werkstatte, azienda austriaca con molte connessioni con la Germania.
Produceva oggetti di tutti i generi artigianali secondo progetti artistici preparati nei laboratori dell’azienda dai loro artisti. Era un’impresa d’artigianato dove si dispiegava il lavoro manuale dell’artigiano. Le macchine non mancavano, anzi, ma erano aiutanti dell’artigiano e non le dominatrici.
Fondata nel 1903 dall'architetto Josef Hoffmann, dal banchiere Fritz Wärndorfer e dal pittore Koloman Moser, raccoglie lo stile delle Arts&Crafts, del Liberty inglese, dell’Art Noveau e dello Jungendstil contribuendo alla nascita del razionalismo e dell’Art Decò. 
Hoffmann e Moser volevano produrre oggetti semplici e di qualità, tenendosi legati ai concetti di funzionalità, armonia ed ornamento. Il successo della ditta fu dovuto essenzialmente alla borghesia ma avendo costi non proprio accessibili non riuscì mai ad arrivare al grosso pubblico e così anni dopo Moser si dimise poiché riteneva che l’attività si stesse facendo troppo varia e l’azienda fallì.

In quegli stessi anni nacque, nel 1907 a Monaco di Baviera, anche la Deutscher Werkbund, la lega tedesca artigiani, un’associazione che raccoglie produttori, commercianti, pubblicisti e politici. 


Il creatore fu l’architetto Hermann Muthesius, seguito da un imprenditore e da un pastore protestante. 
Il principio che li guidava era che sia gli operai sia il pubblico dovessero istruirsi. 
Seguendo la linea di Henry Cole approvavano i metodi di lavorazioni in serie con lo scopo di nobilitare il lavoro industriale attraverso la cooperazione tra arte, industria ed artigianato.
La D.W. era un’associazione che faceva da intermediario tra gli acquirenti e l’acquisto,si proponeva di offrire ai compratori prodotti buoni ed a buon prezzo e stimolare gli imprenditori a produrre.
Il movimento è rimasto in vita fino al 1934 quando fu soppresso dal regime nazista, il suo contributo è stato fondamentale per la cultura del design ma questa non sarebbe sopravvissuta senza episodi legati alla nascita dell’industria elettrica ed automobilistica le cui massime azienda rappresentanti furono rispettivamente Aeg e Ford.

sabato 16 novembre 2013

E così che la storia cominciò

Il Design viaggiando è un viaggio nel mondo del Design attraverso i luoghi ed il tempo, considerato che sono agli inizi di questa avventura scelgo di partire dagli inizi della storia, quindi come ormai saprete da un generico 19 secolo. 

Siamo nel 1800, in Inghilterra, siamo quindi in un periodo liberale e capitale, nel tempo di Will Smith “Laissez faire, laissez passer”, nel tempo in cui gli industriali considerano il buongusto un intralcio alle vendite, nel tempo di “The best is what sells best”. Bè in quel tempo venne fuori un progetto. Il progetto era disegnare oggetti per richiamare il pubblico ed educare il gusto, nacquero così associazioni artistico industriali, accademie e scuole di disegno i cui maggiori protagonisti furono Henry Cole e William Morris.

Henry Cole (1808-1882) è stato il maggior esponente della cultura vittoriana per il design, attento alla collaborazione con l’industria, alla riduzione degli oggetti alla purezza formale ed al concetto di funzionalità, nonché artefice della Great Exhibiton.

William Morris (1843 – 1896) d’altro canto diede vita al movimento delle Arts and Crafts volendo diffondere il concetto di bellezza a tutte le classi sociali e mettere in atto l’idea sociale di arte. 
Per Morris l’arte rappresentava un mezzo per far uscire l’operaio dalla sua condizione mentre la macchina la degradazione dell’uomo. Si richiama al Gothic Revival ed alle linee neomedievali di John Ruskins, prende a modello le corporazioni, le lavorazioni e la morfologia dei prodotti medioevali.

Or dunque siamo davanti a due filoni, sebbene entrambi preferissero le arti applicate e gli Useful Objects e fossero attenti al vasto pubblico, l’uno si rivolge all’industria, l’altro si rivolge all’artigianato.

Nelle vicende del nascente design, il punto emblematico è la Great Exhibition: il prodotto della concezione liberale dell’economia, commercio e comunicazioni libere, libertà di competizione. 
Si tenne a Londra nel 1851 per volere di Henry Cole con l’intento di osannare l’industria contemporanea di ogni Paese e promuovere al massimo l’integrazione tra arte e industria. L’emblema della mostra fu il Crystal Palace, la costruzione che ospitava l’esposizione stessa. Prefabbricato, rinuncia dei muri portanti in totale favore di acciaio e vetro, realizzato in tempi e costi da record, costruito con pezzi in serie e smontabile: queste le caratteristiche, altamente innovative, del Palazzo di Cristallo che da contenitore divenne contenuto della mostra. 
All’interno furono esposti i prodotti artigianali e industriali di moltissimi Paesi. 
Due correnti vennero prepotentemente fuori: l’americana e l’inglese. Gli USA esposero macchinari senza pretese formali, oggetti d’uso che badavano solo alla funzione e non alla forma, l’Inghilterra al contrario espose i più svariati stili di cattivissimo gusto arrivando ad un degrado estetico degli oggetti. Effettivamente questo errore fu abbastanza comune in quel tempo, vi fu un tale eccesso di decorazione che si finì per avere disgusto per l’ornamento.

Crystal Palace
Crystal Palace
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